Le monde de Charlie

Il 7 gennaio 2015 verrà ricordato come l’11 settembre francese. Il secondo grande attentato alla libertà dell’Individuo, rappresentata in questo caso dalla leggerezza pungente di una risata.

Da quando ho cominciato a prendere coscienza del mondo che mi circonda ho sempre e solo assistito a massacri giustificati da una qualche volontà divina, ma che rappresentano solo la folle crociata contro il diritto e il rispetto della Vita. Verrebbe da chiedersi il perché. 

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Oggi il mondo è ancora una volta spaccato attorno al concetto di modernità (termine coniato – guarda un po’ – da Baudelaire). La minaccia è rappresentata dalle dimensioni sociali che possono raggiungere i concetti di razionalità e di individualismo all’interno di una società libera di costruire in autonomia la propria identità. Una cospicua minoranza del mondo musulmano teme che gli aspetti più seducenti della modernizzazione possano rappresentare un pericolo per la difesa della comunità religiosa, ragione per cui il naturale processo della vita a rinnovarsi e perseguire il nuovo deve essere arrestato e invertito.

Ma essendo una minoranza anche nei loro stessi paesi, il compito più difficile per i jihadisti è mobilitare il sostegno popolare a favore della loro battaglia. Il modo migliore per farlo è convincere i musulmani che la modernizzazione (democrazia, uguaglianza e tutte le componenti di quel tipo di struttura sociale) fa parte di un complotto occidentale per indebolire l’islam. E tutto questo può essere tanto più credibile quanto più i paesi occidentali attaccano davvero i paesi musulmani. Il terrorismo è una tecnica di conflitto. È un’arma, non un’ideologia. È una strategia mediante la quale si spinge persone liberali a prendere iniziative illiberali, compiendo follie criminali i cui successi dipendono dalle conseguenze che innescano. E da questo punto di vista – non c’è dubbio – l’11 settembre è stato un grande successo.

La logica strategica riscalda la minestra della Guerra Fredda, e segue le orme della “strategia del rischio calcolato” (brinkmanship) o meglio ancora del concetto francese de “la politique du pire” (la politica del peggio): far precipitare la situazione a tal punto da costringere l’avversario a fare concessioni. In questo caso, ammettere una persecuzione occidentale nei confronti della cultura musulmana per innescare rivoluzioni che rovesceranno i governi degli stessi paesi musulmani e far posto così allo stato islamico controllato dagli jihadisti.

È una realtà crudele con la quale risulta difficile confrontarsi. Dovremo accettare altri attentati terroristici, altre provocazioni. Ma dovremo accettare che le nostre reazioni non tradiscano i valori e i diritti che costituiscono la nostra identità politica, sociale e culturale. Solo così la cultura islamica imparerà ad accettare che la modernizzazione è un processo inarrestabile di riformismo proprio della vita.

A quel punto, tutto il mondo sarà Charlie. Perché tutto il mondo sarà libero.

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